Torniamo a parlare di Bullismo, triste piaga dei giorni nostri.Due bambini su dieci ogni giorno sono vittime di violenza da parte di un coetaneo, il cosiddetto "bullo".
Molti di queste violenze si consumano all'interno delle scuole o lungo la strada tra i passanti che continuano il loro marciare tranquillo come se nulla stesse accadendo in quel momento.
Vittime di una violenza gratuita, silenziosa, che spesso conduce in un tunnel buio nel quale l'unica via d'uscita è la morte.
Il Bullismo tende ad annientare la vittima, frantuma sogni, autostima, personalità, dignità.
Una vera e propria istigazione al suicidio.
Abbiamo incontrato Enea, un ragazzo, oggi ventenne che ha deciso di raccontare la sua storia, la storia di un timido ragazzino vittima di Bullismo che però con forza e determinazione è riuscito a sconfiggere.
D: "Buongiorno, caro Enea e grazie per questa tua intervista al nostro blog".
R: "Buongiorno a voi tutti e grazie. Per me è un onore e un piacere".
D: "Per te gli anni della scuola sono stati in assoluto i più difficili. Ci vuoi spiegare il perché?"
R: "Si. Sono stati gli anni più brutti per me, più che difficili. Sono stato purtroppo vittima di bullismo.
Ero un bambino diverso, se così possiamo dire, dallo stereotipo che la società presenta. Portavo l'apparecchio e un busto per la correzione della scoliosi, ero molto timido, impacciato e spesso facevo fatica ad esprimere ciò che provavo. Tutto questo non fece che farmi notare da chi nella mia classe era il capogruppo, cioè un ragazzo che si sentiva molto forte e riusciva ad attirare a sé tanti ragazzi e anche ragazze. E così da lì è cominciato tutto".
D: "Cominciato tutto. Cosa precisamente?"
R: "All'inizio solo offese gratuite. Mi chiamavano 'castoro' per via dell'apparecchio oppure 'gobbo' perché portavo il busto per correggere la scoliosi. Ricordo le risate di tutti i miei compagni. Ero solo contro tutti. Nessuno era dalla mia parte, nessuno voleva stare con uno sfigato. Loro erano quelli perfetti, io ero invece quello diverso, quello sbagliato, uno scherzo della natura".
D: "Cosa provavi in quei momenti?"
R: "Rabbia. Tanta rabbia e allo stesso tempo anche vergogna. Si, insomma mi vergognavo perché non ero capace di reagire e soprattutto perché agli occhi di tutti ero un fifone".
D: "Avevi paura?"
R: "Si. Avere paura è normale. Perché dalle parole, dalle offese, ben presto passarono alla violenza fisica. Cominciarono a prendermi a schiaffi sul viso, minacce con un coltellino alla gola, pugni al braccio che mi provocavano dolori atroci".
D: "Hai mai parlato ai tuoi genitori o agli insegnanti di ciò che eri costretto a subire?"
R: "No, non ne ho mai parlato con nessuno. Pensavo che nessuno mi avrebbe mai creduto. Era la mia sola parola contro quella di tutta la classe".
D: "Come hai fatto a vincere la paura e ad uscirne vittorioso?"
R: "Arriva un momento nella vita in cui devi scegliere. Io ero ad un bivio, da una parte reagire, dall'altra continuare ad essere offeso gratuitamente.
Mi rimboccai le maniche e promisi a me stesso di non avere più paura, così un giorno andai dalla Polizia e raccontai tutto. Mostrai loro i lividi sulle braccia e da lì scattò la denuncia.
Da allora fui visto da tutti come un eroe, come qualcuno che aveva sconfitto un mostro cattivo".
D: "Come è cambiata poi la tua vita?"
R: "Ho cominciato col fare pace con me stesso e con i mostro che mi portavo dentro.
Ho riconquistato piano piano la stima nei miei confronti, ho incontrato nuovi amici che mi apprezzano e mi accettano per quello che sono. Sono rinato una seconda volta.
Ora sono felice. Il bullismo mi ha piegato ma ho imparato a volare e ora sono libero".
D: "Quale è il consiglio che vuoi dare a chi è vittima di bullismo?"
R: "Il consiglio che posso dare è quello di denunciare, di parlare e farsi aiutare".
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